Fonte www.superabile.it - Caregiver, lavoratori, vittime di infortuni avvenutidurante lo svolgimento dell’attività professionale, centri estivi per giovani con disabilità visiva, ma soprattutto tanta quotidianità e normalità negli scatti vincitori della seconda edizione del concorso fotografico Scatto inSuperAbile, indetto da Inail attraverso il Contact Center SuperAbile e interamente dedicato, quest’anno, al tema del lavoro, inteso anche come benefica “distrazione”, cioè come elemento positivo in grado di attenuare l’insorgere di quegli stati d’animo negativi legati all’emergenza sanitaria. Al concorso, articolato nelle due categorie “Foto singola” e “Foto reportage”, hanno partecipato un totale di 32 fotografi, per un numero complessivo di 301 fotografie (53 foto singole e 19 reportage), valutate da una giuria composta da Antonella Onofri (direttore della Direzione Inail Prestazioni socio-sanitarie), Claudio Mariani (Direzione Comunicazione Inail), Stefano Trasatti (direttore rivista “SuperAbileInail”), Fabio Moscatelli (fotografo e vincitore della prima edizione del concorso Scatto inSuperAbile) e Antonello Turchetti (fotografo e direttore del Perugia Social Photo Fest).
 
Sono stati sei più una menzione speciale i premi assegnati dalla giuria e consegnati il 20 dicembre nel corso dell’incontro “Disabilità e fotografia”, tenutosi all’Auditoriumo della sede centrale dell’Inail. Il primo premio della categoria Foto singola è andato a Emilio Rocco Suraci per lo scatto “Fast woman”: alla stazione ferroviaria di Roma Termini, mentre i viaggiatori camminano spediti verso i binari, Caterina,dipendente di una ditta di ristorazione rapida, trasporta su un carrello i vassoi dalla sala alla cucina e viceversa. Un ingranaggio della catena produttiva che, con il suo operato, garantisce quella rapidità del servizio che ogni viaggiatore si augurerebbe, soprattutto quando il treno parte fra 15 minuti. 
Motivazioni della giuria. Uno scatto ironico, colorato, veloce, in poche parole immediato ed esteticamente molto gradevole, che coglie perfettamente lo spirito del concorso e ha un chiaro riferimento all’attuale momento storico, segnato dall’epidemia da Covid-19. Lo sguardo in camera della protagonista dimostra l’interazione tra il soggetto e il fotografo. La dimensione di movimento che avvolge il soggetto conferisce originalità alla fotografia, rendendola particolarmente efficace rispetto all’obiettivo di illustrare il tema della disabilità e quello del lavoro, anche dal punto di vista editoriale. La disabilità lasciata sullo sfondo conferisce un valore ulteriore allo scatto, di buona qualità tecnica.
 
A vincere il secondo premio categoria Foto singola è stata Marzia Bertelli con “Presentazioni”,una fotografia tratta da un reportage su un progetto promosso dall’Unione italiana ciechi e ipovedenti di Napolie destinato a ragazzi con disabilità visive tra i 7 i 15 anni.
Motivazioni della giuria. Uno scatto emozionante, che regala allo spettatore qualcosa di raro: la felicità di un incontro che passa per il contatto fisico ed emotivo. I protagonisti sono bambini con disabilità visiva ripresi nel corso di un laboratorio estivo. Tecnicamente ben concepita e pensata, la fotografia trasmette immediatezza, autenticità e genuinità.
 
Ad aggiudicarsi il terzo premio categoria Foto singola è stata, invece, Giulia Balla con la fotografia “Andrea al lavoro”. Giulia Balla è una fotografa con sindrome di Down, che ha voluto immortalare un amico, anche lui con trisomia 21, nell’hamburgheria dove questi lavora.
Motivazioni della giuria. Pur con alcune ingenuità nella tecnica e nella composizione, lo scatto ha colpito l’immaginazione dei giurati per la sua freschezza e semplicità: Andrea svolge il suo lavoro in un fast food con serietà e concentrazione. Nella foto, che illustra efficacemente il tema della disabilità legato a quello del lavoro, appare schiacciato da un grandissimo poster raffigurante un hamburger, che occupa la scena più del necessario, quasi incarnazione materica della sua passione per questo particolare tipo di cibo, con un’immagine accattivante dal punto di vista estetico. Il premio rappresenta anche un incoraggiamento all’autrice affinché continui a coltivare la passione per la fotografia.
 
Nella categoria Fotoreportage ad aggiudicarsi il primo premio è stato Guglielmo Antuono che, nel progetto “Mara”, ha raccontato la vita quotidiana di una bambina nata con una paralisi cerebrale che comporta dei ritardi e dei deficit permanenti. “Lei mi ha fatto crescere – è il commento del fotografo – ha dato nuovi spunti alla mia sensibilità e mi ha mostrato quale meraviglioso inno alla vita lei rappresenti”.
Motivazioni della giuria. Un reportage intenso, emozionante, poetico che fa luce su un tema ancora poco rappresentato in fotografia e per lo più sconosciuto all’opinione pubblica: il lavoro di assistenza invisibile ma costante dei caregiver rappresentato con immagini di qualità e di un notevole livello anche tecnicoMara è nata con una paralisi cerebrale infantile i cui effetti i genitori cercano di mitigare attraverso lunghe sessioni di esercizi da svolgere ogni giorno. Lo sguardo del fotografo si appunta però sulla bambina e non sulla sua malattia: una storia “normale”, che tocca le corde dell’anima senza né retorica né paternalismo.
 
Il secondo premio della categoria Fotoreportage è stato assegnato a Giada De Santis con “Spiritum”, un lavoro incentrato sulla vita di Danilo, un giovane affetto da fibrosi cistica, la cui esistenza non si esaurisce nella patologia che lo affligge.
Motivazioni della giuria. Un reportage intimo, caldo, autoriale, evocativo che racconta dall’interno il lavoro di caregiver. Con uno stile maturo e innovativo l’autrice riesce a trasmettere il mondo di Danilo e il suo “soffio vitale”: come altre 6.000 persone in Italia anche lui soffre di fibrosi cistica. Grazie allo sguardo così ravvicinato della fotografa, che oggi è la sua compagna di vita, gli scatti comunicano il mondo interiore del giovane, un mondo che va ben oltre la patologia, che pure ha una parte così ingombrante nella sua vita. Un lavoro romantico che parla il linguaggio dell’amore con verità e delicatezza, di alta qualità tecnica e artistica.
 
Il terzo premio della categoria Fotoreportage è andato, invece, a “Sopravvissuti” di Mauro Moriconi: una serie fotografica di 10 opere che raccontano la storia di persone che, nonostante la mutilazione fisica riportata a seguito di un incidente traumatico subìto sul luogo di lavoro, si sono incredibilmente salvate.
Motivazioni della giuria. Un reportage tecnicamente ineccepibile dal punto di vista tecnico e artistico, caratterizzato da un uso sapiente delle luci e delle inquadrature, che mette chiaramente a fuoco il tema disabilità e lavoro: dieci ritratti di altrettanti protagonisti, che sono miracolosamente “sopravvissuti” a gravi infortuni sul lavoro e che vengono ora fotografati in alcuni luoghi simbolo del lavoro. Il reportage ha anche il pregio di richiamare l’attenzione su un tema caldo e drammatico come quello della sicurezza in ambiente lavorativo.
 
Una menzione speciale, infine, è stata conferita a “Fatmir” di Vittorio Faggiani. Il reportage racconta la vita di un uomo arrivato quasi 20 anni fa in Italia dal Kosovo per curarsi dalle ferite riportate quando, ancora 16enne, è rimasto sotto il fuoco di un kalashnikov.
Motivazioni della giuria. Un reportage ben studiato, dal linguaggio chiaro e diretto, che riesce a raccontare senza alcuna retorica la vita del protagonista: Fatmir, un uomo che oggi vive a Viterbo, ma che è nato in Kosovo, dove all’età di 16 anni è stato investito da una raffica di proiettili partiti da un kalashinkov. Nonostante la disabilità, la vita di Fatmir non si è fermata e il fotografo ne coglie vari aspetti in un reportage dove realismo e malinconia si fondono in un connubio davvero coinvolgente, tecnicamente e artisticamente molto apprezzato dalla Giuria.